Un dibattito fondamentale deve essere avviato su
queste nozioni di libertà di cui non si potrà più
nell'avenire spiegare ipocritamente lo standardo virtuale e bugiardo
sulle facciate dei palazzi dello stato che gestiscono il pianeta.
Si devono ridefinire le basi. Il passato ormai non può
più garantire il futuro giocando su parole usate troppo
spesso a fini demagogici. Bisogna imaginare un mondo migliore
e vero.
L'articolo 4 della Dichiarazione (francese) dei
Diritti dell'Uomo e del Cittadino del 1789 Agosto stipola :
" La libertà consiste nel poter fare tutto ciò
che non nuoce altrui : così l'esercizio dei diritti naturali
di ogni uomo non ha come limiti che quelli che danno agli altri
membri della società il godimento di quei diritti stessi.
Questi limiti possono essere determinati unicamente dalla legge.
"
L'articolo 5 precisa :
" La legge non ha il diritto di vietare che le azioni che
nuociono alla società. Tutto ciò che non è
vietato dalla legge non può essere impedito, e nessuno
può essere costretto a fare ciò che la legge non
ordina. "
Ne deriva che i mecanismi restrittivi della libertà
devono assolutamente essere evolutivi, pena una pericolosa deriva.
La libertà ubidisce alla teoria degli spazi chiusi : ogni
individuo, durante il corso della sua vita, si trova pregioniere
all'interno di un numero indeterminato di bolle concentriche (utero
della madre, cellula familiale, religiosa, sociale, gnostica,
spirituale, dello stato
). La progressiva conquista di ognuno
di questi spazi contribuisce ad acquisire un grado complementare
di libertà.
Costatiamo tuttavia che la rapida evoluzione della civiltà
umana sfocia su un folgorante sviluppo delle tecnologie. L'uomo,
(capace di capire per analisi, deduzione, sintesi ed intuizione)
è dunque una creatura che l'universo ha fabbricato per
che lo scopra a sua volta. Tuttavia l'espressione di questa potenzialità
qualitativa, inducendo estasi, porta inevitabilmente a derivare.
La scienza non sbocca obbligatoriamente, come dovrebbe, su una
maggiore libertà e il diritto genera una moltitudine di
leggi che costituiscono altrettanti intralci alla sua espressione.
Inoltre i diritti dei vari stati del mondo non sono concordanti.
Le popolazioni hanno un' idea individuale e idealista della libertà
: è un diritto assoluto e inalienabile. Questa nozione
è tanto più irrealista che l'evoluzione impressionante
della densità della popolazione mondiale costituisce un
potente e temibile ostacolo.
La società crea le proprie inugualianze e
le proprie ingiustizie fonte di perpetui conflitti. La povertà,
la richezza, le intolerenze religiose, i razzismi, i paesi sprovvisti
di tutto, quelli che hanno tutto, le scissioni politiche volontariamente
alimentate, il potere, l'assenza di potere, la proprietà,
la prevaricazione, le molestie, gli stupri di ogni genere, le
guerre, i terrorismi
sono insulti alla libertà.
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Allora ?
- È necessario legiferare su tutto e costringere sempre di
più ?
- È necessario restrigere sempre più gli spazzi e
i gradi di libertà ?
- È necessario annientare definitivamente la ragione d'essere
dell'uomo, di ciò verso cui tende temporalmente e spiritualmente
?
- Devono gli stati assumere da soli la responsabilità sovrana
della specie confiscando definitivamente le libertà individuali
per preferire lo sviluppo qualitativo di pochi previligiati alle
spese della moltitudine ?
- Sarà capace l'uomo, quest'animale biologico, di trascindere
il suo genome liberandosi della relazione preda-predatore che è
in lui, per la sua natura stessa, dall'inizio dell'umanità
e che lo porta a dominare, a possedere, ad escludere ?
- Non è, l'inevitabile inugualianza delle possibilità
sin dalla nascità ; in contradizione con la nozione stessa
di libertà ?
- È veramente stata la libertà lo scopo della democrazia,
o è stata una lusinga per potere manipolare i popoli ?
- Può esistere la democrazia senza garantire la libertà
?
- È la libertà un'utopia, una visione dello spirito
per filosofi alla ricerca di moralità sociale ?
- Non è mai esistita la libertà se non nella mente
di pochi illuminati ?
Tali domande non hanno mai trovato risposte tenuto conto delle
basi istituzionali che hanno consentito di gestire nell'urgenza
l'emergenza delle civiltà.
L'uomo preistorico ha dato nascita all'uomo istorico. Il rinascimento
del Quattrocento ha consentito al mondo occidentale di rinascere
grazie a un ritorno alle fonti antiche. Il rinascimento del Novecento
si è liberato da quel cordone ombilicale e, nella sua molteplicità,
cerca disperatamente nuovi punti di riferimento. Dittature, oligarchie,
democrazie e plutocrazie hanno fallito. L'uomo del Duemila deve
cambiare o sparire.
La commissione ha avviato un dibattito
fondamentale su queste nozioni di libertà di cui non si potrà
più nell'avenire spiegare ipocritamente lo standardo virtuale
e bugiardo sulle facciate dei palazzi dello stato che gestiscono
il pianeta. Si devono ridefinire le basi. Il passato ormai non può
più garantire il futuro giocando su parole usate troppo spesso
a fini demagogici. Bisogna imaginare un mondo miliore e vero.
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